Il trionfo di Bacco e Arianna

11. 1. 2023 ⋅ Edoardo C.

Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, scrisse questa ballata in occasione del carnevale del 1490. Il testo è una celebrazione della giovinezza e dei piaceri della vita, e anche un invito a godere dell'amore e delle altre gioie terrene quando c’è ancora la possibilità.

Secondo il mito Bacco (il dio del vino) aveva raccolto Arianna sull'isola di Nasso dopo che lei era stata abbandonata da Teseo, e l’aveva portata in cielo con sé per sposarla.

Oltre a Bacco e Arianna ci sono altri personaggi: i satiri (qui satiretti) sono delle creature maschili che abitano nei boschi o sulle montagne e sono simbolo di fertilità; le ninfe sono bellissime fanciulle divine, il bersaglio preferito dai satiri; e infine c’è Re Mida, il re a cui proprio Bacco aveva dato il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. 

Re Mida è l’elemento triste in questa storia, ma non è l’unico. 

Anche se il testo è allegro, la ripetizione degli ultimi versi di ogni strofa è un po’ malinconica secondo me. O forse questa è solo una mia convinzione, perché prima di studiare questo famoso componimento a scuola, l’ho conosciuto grazie alla canzone di Angelo Branduardi, e mi ha sempre dato un’immagine nostalgica.

Allora vi scrivo qui il testo come lo ha cantato Branduardi, senza alcune strofe, così potete seguirlo ascoltando la sua canzone qui


Quest’è Bacco e Arïanna, 


belli, e l’un dell’altro ardenti:
 

perché ’l tempo fugge e inganna,
 

sempre insieme stan contenti.
 

Queste ninfe ed altre genti


sono allegre tuttavia.


Chi vuol esser lieto, sia:


di doman non c’è certezza.



Questi sono Bacco e Arianna, belli e innamorati l'uno dell'altra: poiché il tempo fugge e inganna, stanno sempre insieme felici. Queste ninfe e questi altri personaggi sono sempre allegri. Chi vuole essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.





Questi lieti satiretti,


delle ninfe innamorati,


per caverne e per boschetti


han lor posto cento agguati;


or da Bacco riscaldati


ballon, salton tuttavia.


Chi vuol esser lieto, sia:


di doman non c’è certezza.



Questi felici satiri, innamorati delle ninfe, gli hanno fatto cento trappole in caverne e boschi; ora, riscaldati dal vino, ballano e saltano continuamente. Chi vuole essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.





Queste ninfe anche hanno caro


da lor essere ingannate:


non può fare a Amor riparo


se non gente rozze e ingrate:


ora, insieme mescolate,


suonon, canton tuttavia.


Chi vuol esser lieto, sia:


di doman non c’è certezza.



Queste ninfe sono felici di cadere negli inganni dei satiri: nessuno può respingere l'amore, se non persone rozze e ingrate: ora, mescolate insieme, suonano e cantano continuamente. Chi vuol essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.






Mida vien drieto a costoro:


ciò che tocca oro diventa.


E che giova aver tesoro,


s’altri poi non si contenta?


Che dolcezza vuoi che senta


chi ha sete tuttavia?


Chi vuol esser lieto, sia:


di doman non c’è certezza.

Mida segue tutti questi: quello che tocca, diventa oro. E a cosa serve avere un tesoro, se poi uno non si accontenta? Che dolcezza vuoi che possa sentire chi ha continuamente sete? Chi vuol essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.








Donne e giovinetti amanti,


viva Bacco e viva Amore!


Ciascun suoni, balli e canti!


Arda di dolcezza il core!


Non fatica, non dolore!


Ciò c’ha a esser, convien sia.


Chi vuol esser lieto, sia:


di doman non c’è certezza.

Donne e giovani amanti, viva Bacco e viva l'amore! Ciascuno suoni, balli e canti! Il cuore arda di dolcezza! Non vi siano più la fatica, né il dolore! Ciò che deve accadere, accada pure. Chi vuol essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.


Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.


Ciascun apra ben gli orecchi,

di doman nessun si paschi;

oggi sian, giovani e vecchi,

lieto ognun, femmine e maschi;

ogni tristo pensier caschi:

facciam festa tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.



Ognuno apra bene le orecchie, nessuno si culli nel pensiero del domani; oggi dobbiamo essere tutti felici, giovani e vecchi, donne e uomini; ogni pensiero triste sia deposto, facciamo festa continuamente. Chi vuol essere lieto, lo sia: non ci sono certezze del domani.