Note che non si censurano

5. 10. 2026 ⋅ Valentina

Ha scritto Platone nella Repubblica che: “la musica è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo”. La musica come incontro di armonia, come manifestazione del ritmo, come un ordine non casuale di accelerazioni e pause che danno vita a una sinfonia che spesso ci accompagna nel tempo o addirittura enfatizza un ricordo e lo rende immortale.

La musica ha un significato intimo e profondo per ognuno di noi, ma allo stesso tempo ha un potere straordinario che si riversa nella collettività, si potrebbe non a torto dire che: la musica suona per me, per te, per tutti.

Pensiamo a quante volte ascoltando una canzone ci ricordiamo di qualcuno e “accarezziamo” quel ricordo quasi come un segreto solo nostro, o quando di contro, guardando una partita di calcio o di un qualunque altro sport, ci ritroviamo tutti a cantare l’Inno della Nazionale che ci rappresenta. La musica è come una moneta dalla doppia faccia, solo mia, eppure di tutti.

Negli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta la musica italiana è stata dell’Italia certo, ma è stata anche di tutte quelle Nazioni che tra le note di “Sarà perché ti amo” o “Buongiorno Italia, Buongiorno Maria” si sono innamorate del Bel Paese, immaginandolo prima ancora di vederlo.


È sempre sorprendente per un italiano scoprire che per i cechi alcune nostre canzoni siano diventate patrimonio della loro cultura.

Ma come è nato questo fenomeno? Che origini ha?

La storia, sempre magistra vitae, ci spiega che durante gli anni del regime comunista la censura negava l’ascolto di musica americana e inglese, perché il rischio era quello di trovare dietro le parole di un testo riferimenti politici e culturali considerati pericolosi.

Questo possibile pericolo non riguardava invece la musica italiana, perché non era una musica di propaganda, ma una musica che si interessava solo di cantare l’amore. (Si, siamo dei romantici).

Senza la possibilità di poter viaggiare liberamente verso Ovest, i cechi, o più correttamente, i cecoslovacchi, creavano con la musica italiana che ascoltavano, un ponte immaginario verso quella parte d’Europa non ancora conosciuta.

Sanremo, per esempio, festival della canzone italiana, era trasmesso in televisione e contribuiva ad alimentare la curiosità e la passione per l’Italia.

Ogni Paese ha sempre avuto un modello di riferimento culturale, per motivi diversi che spesso coincidono con quello che la televisione e i social oggi mostrano, per molti italiani del dopo Guerra per esempio, il sogno era quello americano, l’America come il luogo dove tutto poteva diventare reale, l’America con le sue case enormi, le sue macchine, le sue infinite possibilità di ricchezza, da qui il leggendario modo di dire: lo zio d’America, cioè un familiare che aveva avuto il coraggio di andare Negli Stati Uniti ed era diventato il più ricco di tutti.

Da italiana, ma soprattutto, da Italiana a Praga mi sento orgogliosa per ben due ragioni:

  1. La mia Italia è stata per il Paese nel quale vivo adesso, un modello meraviglioso da ammirare.
  2. Questa ammirazione ha trovato la sua origine, non nella ricchezza economica, nel consumismo senza limiti, ma nell’amore che i cantanti italiani hanno saputo raccontare.

Oggi, come tanti anni fa, per la Repubblica Ceca l’Italia continua ad essere sinonimo di buon cibo, persone allegre, musica che parla d’amore.

Dunque non è stato sufficiente il fatto che queste due Nazioni si trovassero in blocchi nemici, perché di fatto non sono mai state davvero nemiche. Terminati i conflitti è rimasto quello che doveva rimanere: l’amicizia e il rispetto tra i due Paesi.