“È arrivato l'arrotino!”: i mestieri italiani che stanno scomparendo (ma che raccontano ancora il nostro Paese)

30. 9. 2026 ⋅ Lidia

Negli ultimi decenni l’Italia è cambiata moltissimo: abbiamo imparato a comprare oggetti nuovi invece di ripararli, gli acquisti si fanno spesso online, i supermercati hanno sostituito tante piccole botteghe e alcuni lavori, che un tempo erano indispensabili, sono quasi scomparsi.

Eppure, passeggiando nei borghi o nei quartieri più antichi, è ancora possibile incontrare persone che continuano a fare mestieri antichi, custodendo un patrimonio di esperienza e manualità che racconta un pezzo della storia italiana.

Se durante un viaggio senti risuonare per strada la frase “È arrivato l’arrotino!”, non pensare di essere finito in un film ambientato negli anni Sessanta. In alcune città e in molti paesi italiani c’è ancora chi gira con il proprio furgone per affilare coltelli, forbici e utensili da cucina. Un tempo era una presenza abituale in quasi tutti i quartieri; oggi si incontra meno spesso, ma continua a offrire un servizio che molti preferiscono ancora a comprare strumenti nuovi. “


Lo stesso vale per il calzolaio: in un’epoca in cui siamo abituati a sostituire rapidamente ciò che si rompe, può sembrare sorprendente trovare una piccola bottega dove qualcuno ripara scarpe, cambia una suola o rimette a nuovo una borsa in pelle. Eppure questi artigiani lavorano ancora, anzi, negli ultimi anni hanno visto aumentare l’interesse di chi preferisce aggiustare un oggetto di qualità invece che buttarlo via. È una scelta che unisce tradizione, sostenibilità e attenzione ai materiali.


Anche i venditori ambulanti fanno ancora parte della vita quotidiana in molte zone d’Italia, soprattutto nei piccoli centri del Sud. Al mattino non è raro sentire un furgoncino attraversare le strade annunciando l’arrivo di frutta e verdura fresca, pane, formaggi, pesce o altri prodotti locali. Ogni venditore ha il suo richiamo, spesso pronunciato nel dialetto della zona, e per molti abitanti rappresenta ancora un appuntamento fisso della settimana. Per chi arriva dall’estero può essere una scena insolita, ma per chi è abituato non si tratta soltanto di fare la spesa: è anche un’occasione per salutare i vicini, scambiare due parole e mantenere vivo quel rapporto diretto che caratterizza molti paesi italiani.


Accanto a questi mestieri, che ancora oggi è possibile incontrare quasi per caso, ne esistono altri che sembrano appartenere a un’altra epoca e che invece continuano a vivere grazie alla passione di pochi artigiani. Se visiti Cremona, ad esempio, potresti imbatterti nella bottega di un liutaio: è qui che, seguendo una tradizione resa celebre da Antonio Stradivari, nascono violini, viole e violoncelli costruiti interamente a mano. Ogni pezzo richiede settimane di lavoro, una straordinaria precisione e una conoscenza dei legni che si tramanda da secoli.

Scendendo verso il Sud, a Lecce, un’altra tradizione continua a sorprendere i visitatori: quella dei maestri cartapestai. Con carta, colla e pazienza realizzano statue, maschere e opere d’arte che decorano chiese, palazzi e abitazioni. Guardandoli lavorare è difficile immaginare che da materiali così semplici possano nascere creazioni tanto elaborate.

 

A Napoli, invece, c’è una strada dove sembra essere sempre Natale. Passeggiando per San Gregorio Armeno si incontrano i presepisti, artigiani che realizzano a mano le celebri statuine del presepe. Accanto ai personaggi tradizionali compaiono anche calciatori, cantanti, attori e personaggi politici, spesso rappresentati con grande ironia. È una tradizione che si rinnova ogni anno e che attira visitatori da tutto il mondo.


In Sicilia sopravvive un mestiere ancora più particolare: quello del puparo. Non costruisce semplicemente marionette, ma i famosi pupi siciliani, protagonisti di spettacoli che raccontano le avventure dei paladini e dei cavalieri medievali. Ogni pupo viene realizzato e decorato a mano e, durante gli spettacoli, prende vita grazie all’abilità del puparo, che spesso presta la voce a tutti i personaggi. È una tradizione così importante da essere riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.


E poi c’è Venezia, dove esiste ancora il remèr, uno degli artigiani più rari d’Italia. Il suo compito è costruire i remi e le forcole, gli eleganti sostegni in legno che permettono ai gondolieri di guidare le gondole tra i canali della città. Ogni pezzo è diverso dagli altri e viene realizzato su misura, perché ogni gondoliere ha il proprio modo di remare.


Uno degli aspetti più affascinanti di questi mestieri ancora sopravvissuti nel tempo è che non sono semplicemente lavori antichi, ma attività che negli anni sono riuscite a evolversi senza perdere la loro identità. Alcune botteghe utilizzano strumenti moderni, altre aprono i loro laboratori ai turisti, molte vendono i propri prodotti anche online. Eppure il cuore del loro lavoro rimane lo stesso: le mani, l’esperienza e il tempo dedicato a fare bene una cosa.