L'ocarina
5. 5. 2026 ⋅ Edoardo
Conoscete questo strumento musicale? Ha un nome strano, si chiama Ocarina, ed è stato inventato nell’Ottocento a Budrio, in provincia di Bologna.
Ogni due anni Budrio dedica allo strumento a fiato il Festival internazionale dell’ocarina, frequentato da musicisti, esperti e appassionati provenienti anche da Giappone o Stati Uniti per concerti, visite guidate, laboratori didattici e mercatini.
L’ocarina ha un corpo cavo e ovoidale, e si suona soffiando dentro a un’imboccatura mentre si tappano una serie di buchi con le dita, come un flauto. È uno strumento musicale molto antico, documentato in versioni più o meno simili sia in Europa sia in Cina e America centrale migliaia di anni fa: ma sia il suo nome sia la classica forma “a patata americana” che siamo abituati ad associare all’ocarina moderna sono nati proprio a Budrio.
Fu infatti qui, a Budrio, che nel 1853 la inventò un po’ per caso Giuseppe Donati, un ragazzo del posto al tempo diciassettenne. Donati chiamò la sua invenzione ucarèina, o ucarènna, che in dialetto bolognese significa piccola oca, ochetta: il suo profilo arrotondato ma affusolato infatti ricorda quello di un’oca, ma senza la testa.
Donati era nato a Budrio nel 1836, suonava il clarino nella banda del paese e l’organo nelle chiese. Secondo la storia tramandata nel tempo, voleva fabbricare una specie di trombetta di terracotta, ma sbagliò qualcosa. Tuttavia il risultato produceva comunque un suono interessante: la sua intuizione fu quella di produrre cinque dimensioni diverse, con un timbro più o meno squillante e profondo, che si potessero suonare da più persone insieme per ottenere armonie e composizioni più articolate.
Lo strumento di Donati piacque subito moltissimo. Dopo averlo perfezionato, nel 1863 formò un quintetto chiamato “Concerto delle ocarine” che cominciò a esibirsi nelle osterie e nelle case della gente, prima suonando musica da ballo, poi anche parti di opere come La traviata di Giuseppe Verdi o Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In seguito Donati creò altre due ocarine, fino ad arrivare alla formazione dei gruppi di oggi, il cosiddetto settimino (sette ocarine di diverse dimensioni).
Christian Paolini, una guida del Museo dell’ocarina di Budrio, ha raccontato al sito Atlas Obscura che nel 1869 il gruppo si esibì a Bologna: il pubblico era entusiasta. Negli anni seguenti girò per città come Ferrara, Padova, Trieste e Roma, ma anche a Parigi, Berlino, Vienna o Mosca. Intanto Donati cominciò a vendere le ocarine: trasferì il proprio laboratorio da Budrio a Bologna e infine a Milano, e iniziò a esportarle anche all’estero.
Oggi l’ocarina di Budrio è considerata un patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna. A Budrio c’è un museo che raccoglie centinaia di strumenti musicali e da lavoro, oltre a fotografie, spartiti e documenti. L’ocarina viene insegnata a scuola e anche al Conservatorio di Bologna, che nel 2023 ha istituito la prima cattedra dedicata.
All’interesse per l’ocarina di Budrio nel mondo ha contribuito anche il Gruppo Ocarinistico Budriese, che ha fatto numerosi tour sia in Italia che all’estero, e in particolare in Cina, Giappone e Corea del Sud, dove è molto apprezzata, anche perché si presta a essere usata nella musica tradizionale.
Alla fine degli anni Novanta l’ocarina ha avuto un momento di popolarità internazionale grazie al videogioco Nintendo The Legend of Zelda: Ocarina of Time, in cui Link, il protagonista, può viaggiare nel tempo e nello spazio suonando proprio un’ocarina.
Tratto da IlPost.it